Brisighella (RA)

Antico borgo medievale e termale adagiato ai piedi di tre artistici e caratteristici pinnacoli rocciosi su cui poggiano la Rocca Manfrediana, la Torre dell’Orologio ed il Santuario del Monticino.   Il condottiero Maghinardo Pagani edificò  alla fine del 1200 , su uno dei tre scogli di selenite, la roccaforte più importante della Valle del Lamone. Nel XIV secolo i Manfredi, signori di Faenza, costruirono su un secondo picco la costruzione della Rocca, che successivamente ,duecento anni dopo, fu ristrutturata per intervento dai Veneziani. Riportato a nuovo splendore per continui e qualificati restauri, costituisce un pregevole esempio dell'arte militare del Medioevo,questa storica fortezza, sorta a salvaguardia di una intera vallata, con caratteristiche difensive dei secoli XV-XVI, attira il visitatore che dai suoi spalti può godere di un affascinante  panorama e rivivere la suggestione di epoche passate. Attualmente è sede del Museo della Civiltà Contadina.Nel 1975 nasceva tale museo, che  oltre il recupero di un materiale sempre più raro, si propone di far comprendere una realtà storica spesso ignorata. Grazie ad una continua e capillare ricerca e a molte donazioni, si sono aggiunti molti pezzi provenienti prevalentemente dal territorio delle tre vallate, e vanta oggi 2400 oggetti accuratamente ripuliti e restaurati ed anche due percorsi didattici,che illustrano l'allevamento dei bachi da seta e la lavorazione del gesso.   Top# La Torre dell'Orologio,  detta La "Signora del Tempo" è un baluardo di difesa risalente al 1290,fu ricostruito nel 1548, danneggiato più volte e ridimensionato nella forma attuale nel 1850. Alle falde sono tuttora visibili tracce di mura di antiche abitazioni, attualmente sede del Museo del Tempo.  All'interno si può assistere alla visione di video delle Feste Medioevali.L’ideatore delle Feste Medioevali il prof. Andrea Vitali, ha progettato un ''viaggio''alla ricerca della suprema "conoscenza" attraverso una commistione visiva, scenografica e spettacolare fra l'Inferno e il Paradiso. A questo tempio neoplatonico si accede dallo Studio di San Gerolamo: ricostruzione scenografica ispirata all’omonimo quadro di Antonello da Messina (1430). Il borgo è composto da un dedalo di antiche viuzze , tratti di cinta muraria, scale scolpite nel gesso.   L’antica via del Borgo famosa per la sua architettura particolarissima,  è una strada coperta del XII secolo, sopraelevata ed illuminata da mezzi archi di differente ampiezza, baluardo di difesa per la retrostante cittadella medievale, è nota come “Via degli Asini” per il ricovero che offriva agli animali dei birocciai che vi abitavano. Lo storico assedio dell'anno 1467 da parte del Duca di Urbino sortì esito negativo, in quanto da questi mezzi archi i valligiani organizzarono eroica resistenza, sconfiggendo l'assalitore. In seguito questa via sopraelevata divenne centro di famiglie di birocciai che traevano il loro sostentamento dalle cave del gesso nella valle retrostante l'antico abitato. Questi lavoratori del gesso avevano le stalle "cameroni" per le loro bestie di fronte agli archi, mentre le loro abitazioni erano poste nel piano superiore. I carri da trasporto, dette birocce , erano collocati invece nella piazza sottostante. Oggi questo caratteristico e storico percorso, riportato a primitiva bellezza, completato di recente dal retrostante sentiero panoramico alle falde della Torre dell'Orologio, rappresenta una forte attrazione turistica .Numerosi sono gli edifici sacri su tutti spicca, poco oltre un chilometro da Brisighella, la Pieve di S. Giovanni in Ottavo, detta Pieve del Thò, suggestivo tempio in stile romanico, a pianta basilicale, a tre navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne di marmo grigio e una di Verona, molto diverse fra loro come spessore e larghezza , forse di materiale di reimpiego di un antico preesistente tempio , eretta attorno al quinto secolo e ricostruita in forma più ampia tra l’XI e il XII.  I muri della navata centrale, all'esterno, presentano pregevoli decorazioni di archetti e di lesene, poste fra le monofore. Le sue origini sono assai remote e la fanno risalire a Galla Placidia, figlia di Teodosio, che l’avrebbe fatta erigere con i resti di un tempio dedicato a Giove Ammone. L'epoca della sua costruzione è ignota, probabilmente sorse tra l’VIII e il X secolo. È detta "in Ottavo" perché collocata all’ottavo miglio della strada romana ("Faventia") voluta da Antonino Pio (III secolo dC) che congiungeva Faenza con la Toscana. Un miliare romano con iscrizione dedicata ai quattro imperatori della decadenza (anni 376-378), una lastra, ora paliotto dell'altare centrale (VIII-IX secolo) lapide funeraria in ceramica (XVII secolo), affreschi dei secoli XIV-XV-XVI, capitello corinzio (acquasantiera) del primo secolo dC, altro materiale rinvenuto negli scavi, testimoniano l'antichità di questa "Chiesa-madre" della valle del Lamone, oggi meta continua di visitatori, attratti dalla sua storia e dalle sue bellezze artistiche.  TopLa Collegiata, la chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, fu ultimata nel 1697 ed è situata in piazza Carducci,la facciata originale è stata modificata di recente. Da rilevare il portale in bronzo, opera dello scultore Angelo Biancini, su disegno di Antonio Savioli. All'interno si possono ammirare: un crocifisso scolpito in legno d'olivo, del secolo XVI, notevole per la forza espressiva del Cristo e l'altare in stile neo-barocco (scagliola policroma) dedicato alla Madonna delle Grazie, la cui stupenda immagine (tavola lignea).Oggi la Collegiata, nella cosidetta ex cappella di Sant'Antonio, conserva una magnifica tavola del pittore forlivese Marco Palmezzano (secolo XVI) proveniente dall’antica Pieve di Rontana, che rappresenta l'adorazione dei Magi. Il tutto è completato da una lunetta, sempre dello stesso autore, con la scena di "Gesù fra i dottori nel tempio", tema trattato raramente nella storia della pittura. #L'Osservanza, la chiesa, dedicata a Santa Maria degli Angeli, risale al 1525; è situata lungo la strada che porta a Firenze. All'interno vi sono conservate alcune pregevoli ceramiche di validi artisti e una pietà di Giuseppe Rosetti, detto il Mutino (1864-1939). La navata della chiesa è ricca di stucchi del 1634. Sull'altare maggiore una magnifica tavola firmata dal Palmezzano. La cancellata e il lampadario (secolo XX), del terzo altare di destra, sono opere pregevoli in ferro battuto di Eugenio Baldi (1895-1948) di Brisighella, le tempere sono di Giuseppe Ugonia (1881-1944).Museo civico Giuseppe Ugonia  all'interno dell'ex Palazzo della Pretura ha sede il museo civico che raccoglie la collezione di opere del litografo Giuseppe Ugonia (1881-1944), autore di opere di valore, alcune delle quali esposte nei più prestigiosi musei del mondo. Sono inoltre esposte tele del Guercino e di Nicolò Paganelli, ceramiche settecentesche della Fabbrica Ferniani di Faenza, terrecotte policrome e preziosi manufatti di oreficeria locale   Le acque delle sue Terme e la tranquillità che regna nel borgo e nei dintorni aiutano ad abbandonare ogni stress e a dedicarsi alla cura di se stessi. Numerose le iniziative turistiche e culturali, miranti a far conoscere i prodotti tipici od attente a cogliere il meglio di esperienze artistiche quali jazz e danza moderna, in un contorno di scenari di particolare effetto. Ogni anno la località si anima, tra giugno e luglio, con le Feste Medievali: attraverso antiche rappresentazioni rivive un mondo di sogno e di favola, animato da cavalieri, dame, amori, duelli e veleni.A pochi chilometri, è possibile immergersi nelle bellezze del Parco Carnè, della Grotta Tanaccia e su altri percorsi alla scoperta delle meraviglie naturali della Vena del Gesso.Parco delle Rimembranze, ideato da Giuseppe Ugonia, il parco fu realizzato in memoria dei caduti della Prima Guerra Mondiale. Di notevole rilievo la scultura in bronzo di Domenico Rambelli (1886-1972) nota come "Fante che dorme" collocata nel 1927, considerata una delle opere più significative dell’artista faentino che la critica ufficiale, oggi, sta giustamente rivalutando. Negli anni cinquanta è stata costruita la monumentale fontana della "Palla", su  disegno di G. Padovani.  La Vena del Gesso di Riolo Terme La Vena del Gesso è un complesso carsico di importanza europea. Formatasi in lontane ere geologiche, si configura come una lunga cresta rocciosa di selenite, definita pietra di luna per i suoi riflessi lunari, che percorre trasversalmente per chilometri le valli del Senio e del Lamone. Fenomeni carsici hanno disegnato nel corso dei millenni scenari incantevoli e spettacolari, con la presenza di grotte, doline, inghiottitoi. Tra le mete più affascinanti, nei pressi di Riolo, la Grotta di Re Tiberio e gli Orridi di Rio Basino, in cui cavità tortuose a cielo aperto, con cascatelle, insenature e pozze di acqua limpida, hanno creato un’architettura naturale da fiaba. Vari sentieri segnalati permettono agli appassionati di trekking e mountain bike di percorrere quasi per intero la Vena del Gesso da Riolo sino a Brisighella. Ulteriori Informazioni:  sito Ufficiale                                         Top  

‘Star bene a Brisighella…Fa bene Esserci!!!’ 3a Edizione 2014 Dal 1° Maggio al 5 Giugno 2014

Per iniziativa di Federica Sartoni, bio estetista di Brisighella, Chiara Conti, titolare dell'Osteria della Fonte di Brisighella, e Manuela Galassi Counselor Professionista e Insegnante di tecniche di rilassamento. ...
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Castello di Rontana: visita ai nuovi scavi

“Notevoli i risultati riportati da questa quarta campagna – dichiara il responsabile Enrico Cirelli – con l’apertura di sondaggi in alcune aree indagate in precedenza, nell’area sommitale, lungo le mura di cinta occidentali e all’interno della piazza d’armi. Sono state avviate le ricerche anche ...
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 “Brisighella romantica Borgo a lume di candela” terza edizione di una manifestazione su misura per gli innamorati o per chi vuole scoprire l'atmosfera intima del paese con gli occhi da sognatore. Ci saranno solo le candele a illuminare vi...
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Il Ristorante E' Manicomi Da Mario è situato in collina sulla strada …

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Via Gramsci, 7, Brisighella

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