L’Inquietudine del volto. Da Lotto a Freud da Tiziano a De Chirico.

A cura di Amalia Vitiello
Scritto il 24 gennaio 2014 | Argomenti: Arte | 0 Recensioni

Si è inaugurata il 12 novembre 2005 a Lodi, presso la Bipitalia della Banca Popolare Italiana, la mostra “L’Inquietudine del volto. Da Lotto a Freud da Tiziano a De Chirico”, ideata e curata da Vittorio Sgarbi, con il coordinamento generale di Gilberto Algranti e l’organizzazione da parte dell’Associazione Culturale Tekne. Ricco di figure e soprattutto di sguardi, il percorso espositivo è costituito da una selezione di 120 opere dal Cinquecento ad oggi. Protagonisti saranno maestri antichi, quali: Gian Lorenzo Bernini, Maurizio Bottoni, Giacomo Ceruti, Enrico Colombotto Rosso, Giorgio De Chirico, Aron Demetz, El Greco, Gianfranco Ferroni, Fra’ Galgario, Lucian Freud, Oscar Ghiglia, Guercino, Alessandro Kokocinski, Antonio Ligabue, Lorenzo Lotto, Arturo Nathan, Bartolomeo Passerotti, Tullio Pericoli, Fausto Pirandello, Tiziano Vecellio, Vincenzo Vela, Ferdinand Voet, Andy Warhol, Adolfo Wildt. Una mostra appassionante, dedicata al ritratto come momento di identità e di essenza interiore, che invita il visitatore a ripercorrere il viaggio fatto di uomini che hanno voluto lasciare nei secoli la propria unicità, offrendo un “ritratto interiore”, in perenne palpitazione nella materia dell’arte.
"Ritrarre" (re-trahere) significa "tirar fuori", ricavare con colori, marmo o altra materia, l’effige, il simulacro di un individuo. L’arte ha il potere di "simulare" cioè riprodurre e tenere vivi non solo la forma ma l’unicità interiore del soggetto ritratto, facendo affiorare il suo carattere, l’anima, oltre l’aspetto fisico e i segni esteriori che ne indicano il ruolo sociale. Il "ritratto interiore" si irradia grazie alla capacità dell’artista di far parlare – soprattutto attraverso lo sguardo – ansie, sussurri, cenni d’intesa, esitazioni, smorfie di dolore. L’immagine diventa allora così "verosimile" da rubare la vita ai viventi, in grado di commuovere e durare più della realtà. Nella galleria ideale della mostra scorrono ritratti diversi per epoca e genere, in posa o naturali, celebrativi, allegorici, evocativi, paurosi, avvincenti, struggenti, paralizzanti, rasserenanti.
# In tutti si riconoscono non personaggi ma uomini, presenti e fragili con le loro debolezze. Voci distinte eppur vicine nel tempo dell’arte, che interrogano la vita o si preparano alla morte. Una teoria di figure intere, mezzi busti, corpi contorti o composti, ma soprattutto volti, la parte che subito attrae, nel ritratto come nella realtà, la curiosità e l’indagine di chi guarda. Nel volto, velo dell’anima, maschera e rifugio, è lo sguardo infine che apre la "porta del cuore", che consente il passaggio dall’esteriorità dell’esperienza all’intimità dell’essere. Lo sguardo può "svelare" o suggellare per sempre.  Top
A partire dal Cinquecento, il percorso inizia dalle opere di Lorenzo Lotto, pronto a cogliere la sensibilità di un’umanità sofferente ed emarginata, con la stessa straordinaria acutezza che nel Novecento un altro pittore italiano, Fausto Pirandello, saprà esprimere. Con anticipo di quattro secoli, Lotto affonda l’introspezione nelle fragilità dell’uomo, intercetta i movimenti dell’anima più segreti e più dolorosi. I suoi ritratti sono portatori di un’inquietudine che sarà caratteristica dell’epoca moderna. Fra i capolavori del Seicento, secolo in cui la ritrattistica diviene soprattutto strumento per rappresentare e celebrare il prestigio e il potere di cardinali, papi o grandi nobili, si evidenziano per intensità espressiva il meraviglioso Ritratto di Francesco Righetti del Guercino e il Ritratto del fratello di Gian Lorenzo Bernini. Nel Settecento si avverte il passaggio dal ritratto ufficiale, composto, alle espressioni rubate di figure non in posa o in atteggiamento disimpegnato, come nel Ritratto di pittore, il Cerighetto, e nel Ritratto di Bertrama Daina de Valsecchi di Vittore Ghislandi, detto Frà Galgario; fino ai ritratti-confessione e alle immagini di dimessa quotidianità, che diventano documento di una condizione sociale, come l’Uomo con boccale e l’Autoritratto come pellegrino di Giacomo Ceruti. Nell’Ottocento si intensifica e prevale la rappresentazione naturalistica, spesso carica di sentimentalismo come testimoniano, pur nell’intento di ufficialità, Bongiovanni Vaccaro, Vela e Faruffini.
#La sezione dedicata al Novecento costituisce, per qualità e quantità di opere, il cuore del percorso: fra gli altri sfilano i dipinti di Giovanni Costetti (Ritratto di Luc Dietrich, di G. Lanza del Vasto e di V. Guy), Giorgio De Chirico (Autoritratto), Oscar Ghiglia (Ritratto di Giovanni Papini), Carlo Levi (Ritratto di Umberto Saba), Scipione (Ritratto del Cardinal Vannutelli), Antonio Ligabue (Autoritratto), e Fausto Pirandello, le cui opere possono essere considerate il più emblematico ed articolato manifesto della ricerca dell’identità tentata per varie strade nel corso del secolo. Nelle sue visioni, taglienti e improvvise, la figura umana si frantuma quasi fino alla dissoluzione, schiacciata dall’incertezza esistenziale e dall’isolamento. Dalla sua Bambina seduta riparte idealmente la ricerca dell’arte attuale, che si fissa ancora in volti e figure, maschere nuove ma intente ad esprimere, con linguaggi a volte di estrema durezza o spiritualità, le inquietudini di sempre. Fra gli altri artisti in mostra, Gianfranco Ferroni (Autoritratto), Arturo Nathan (Autoritratto), Enrico Colombotto Rosso (Incendio), Tullio Pericoli (Samuel Beckett), Maurizio Bottoni (Autoritratto in compagnia della morte), Aron Demetz (Il collezionapeccati). Il Novecento affina l’indagine sulla psiche e sugli stadi emozionali più profondi dell’uomo, proprio nel ritratto si condensa la ricerca dell’identità, il tentativo di ricomporre i frammenti dell’essere e di dare ragione o soltanto consapevolezza al senso di solitudine e al male di vivere.
La mostra è promossa dalla Provincia di Lodi, con il supporto della Banca Popolare Italiana.  Top
 
VERNISSAGE
12 novembre 2005, ingresso libero.
 
ORARIO DI APERTURA
Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00
Chiuso il lunedì e il 24, 25, 31 dicembre e 1° gennaio 2006
Tutti i sabati e domeniche alle ore: 10.30, 12,00, 15,00, 17,00 sarà presente una guida per visite guidate rivolte ad singoli individui e gruppi spontanei.
INGRESSO A PAGAMENTO
Intero: € 9,00.
Ridotto gruppi, min. 10 e max 25 persone: € 6,00 + 1 gratuità per gruppo.
Scuole secondarie di secondo grado: € 4,00 + 2 gratuità per insegnanti.
Scuole secondarie di primo grado: € 2,00, 2 gratuità per insegnanti.
Scuole primarie: € 2,00 + 2 gratuità per insegnanti.
Visite guidate:
– Visita guidata per gruppi organizzati € 85,00 (durata 90 minuti)
– Visita guidata per scuole secondarie € 65,00 (durata 90 minuti)
– Visita guidata + percorso in città € 150,00 (durata 3 ore)
Pranzo per studenti: pizza + bibita € 8,50; pizza + bibita + dolce € 11,00
Pranzo per adulti: menu degustazione di prodotti tipici lodigiani € 20,00
 
a cura di Amalia Vitiello

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