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Sito UNESCO

Crespi d'Adda

Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, Word Eritage Centre

Situato sulla sponda sinistra del fiume Adda, Crespi d'Adda rappresenta il più importante esempio di villaggio operaio in Italia sia per il perfetto stato di conservazione sia per l'esemplarità di impostazione urbanistica, inserito in un contesto naturale di rara bellezza e suggestione sul confine tra Bergamo e Milano. E’ un agglomerato urbano pensato per poter ospitare tutti i lavoratori di una medesima fabbrica, dagli operai ai dirigenti. Nel 1995 il Villaggio Crespi entra a far parte dell'elenco dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO, World Eritage List, fra i luoghi d’interesse per l’umanità.


L’insediamento si è mantenuto praticamente inalterato nel corso del tempo, per questo è considerato un gioiello dell’archeologia industriale, uno degli esempi meglio conservati che esistano al mondo.
Contrariamente a siti analoghi, la parte industriale è stata funzionante fino al 2004 e le abitazioni sono tuttora abitate, ospitando una comunità di operai che hanno vissuto e lavorato nel vecchio cotonificio Crespi.
Dal 1991 si svolge un’attività di ricerca, promozione turistica e valorizzazione culturale del villaggio operaio.   Top


Le origini  
L’insediamento fu fondato nel 1878 da Cristoforo Benigno Crespi.                       
La nascita di Crespi d'Adda fu voluta dall'omonima famiglia, attiva nell'industria cotoniera d’avanguardia, sapendo che in questa zona vi era molta manodopera disponibile e vedendo la possibilità di realizzare un canale industriale lungo l'Adda per sfruttarne l'energia idraulica.
Il villaggio fu costruito, basandosi sulle precedenti esperienze anglosassoni e sui principi propugnati dai socialisti in voga in quell’epoca, tra i quali spicca il nome di Robert Owen. Secondo questi pensatori, la considerazione delle necessità lavorative (servizi sociali, alloggi ecc.) era la base per la creazione di una comunità ideale nella quale potessero convivere pacificamente gli interessi della classe operaia e quelli degli imprenditori.
La famiglia Crespi, sensibile alla nuova realtà sociale, non poteva sottrarsi al fascino di queste teorie.
I Crespi conobbero il loro periodo di massimo splendore ai tempi di Cristoforo Benigno, nato a Busto Arsizio nel 1833 e morto a Milano nel 1920. Questo pioniere dell'industria italiana fondò la sua prima fabbrica nel 1867 a Vigevano (PV), seguita nel 1870 da quella di Ghemme (NO) e, nel 1878, da quella di Canonica d'Adda. Il territorio dove sorge quest'ultima fu in seguito aggregato a Capriate d'Adda con il nome di Crespi d'Adda.  Top
 
Un villaggio operaio
La cittadina, a pianta geometrica, è divisa al centro da un viale, parallelo all'Adda. Fra gli edifici non legati alla fabbrica spicca il "castello", una delle residenze estive della famiglia Crespi, progettata in uno stile eclettico ispirato al neogotico lombardo da Ernesto Piovano e realizzata da Pietro Brumati; fu terminata nel 1897. Nei dintorni della dimora dei Crespi si trova il nucleo originario delle case plurifamiliari degli operai.
Nel 1889, però, quando dell'impresa faceva già parte in qualità di procuratore legale il giovane Silvio Benigno, figlio di Cristoforo, fu abbandonata l'idea iniziale di collocare più famiglie nella stessa casa assegnando quattro stanze ad ognuna, in quanto appariva una soluzione pericolosamente promiscua e, comunque, poco moderna. Si procedette allora a tracciare la strada principale, che separa la fabbrica dalle case degli operai, con un progetto che faceva riferimento ad un piano urbanistico meglio definito e si rinunciò ai grandi edifici per costruire abitazioni unifamiliari a due piani, con un piccolo giardino ed un orto recintato. Comunque solo un sesto degli operai poté essere accolta nel villaggio. Questa scelta era basata sull'idea che il continuo miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori potesse evitare gran parte dei conflitti sociali. 
La concretizzazione di questa filosofia a Crespi d'Adda diede luogo ad un'armonia sempre maggiore, al punto che nelle fabbriche dei Crespi per più di cinquant'anni non si verificarono scontri di classe.
La fabbrica di cotone, progettata nel 1876 con il contributo di Angelo Colla, in alcuni punti è caratterizzata da un'abile mescolanza di diversi elementi propri dello stile neomedievale lombardo. Gli edifici amministrativi furono invece progettati da Ernesto Pirovano. La fabbrica, che al momento di massima produttività richiese l'impiego di 3200 lavoratori, era divisa in quattro reparti - filatura, tessitura, tintoria e macchine - ai quali si aggiungevano numerosi magazzini. Le sue ciminiere di mattoni dominano ancora oggi il paesaggio di Crespi. Top

Nella parte meridionale del villaggio si trovano le case degli impiegati e dei capireparto, riconoscibili per la migliore fattura e le rifiniture più accurate. La chiesa del paese, costruita da Pietro Brunati nel 1893, si ispira a quella di Santa Maria in Piazza a Busto Arsizio (il paese natale dei Crespi), attribuita al Bramante.
Ubicata nella parte settentrionale della città, in una piazza in cui si trovano anche la scuola e il piccolo teatro, presenta un tamburo esagonale su cui si appoggia la cupola coronata da guglie e pinnacoli. Nell'abitato si elevano anche alcuni edifici pubblici come i bagni, la clinica, un dispensario e la cooperativa alimentare ispirata a quella creata da Owen nel suo cotonificio in Scozia.
Una piccola centrale idroelettrica, poi, forniva gratuitamente l'elettricità agli abitanti.
Sono da ricordare anche la zona sportiva e l'imponente cappella cimiteriale dei Crespi, costruita da Gaetano Moretti nel 1907.
La crisi del 1929 e la dura politica fiscale del fascismo costrinsero la famiglia Crespi a vendere l'intero complesso.  Top          
  

Per maggiori informazioni:
Villaggio Crespi
Associazione culturale NEMA

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