Lucrezia Borgia fra Corte e imprenditorialità

A cura di Francesco Dal Pino
Scritto il 22 aprile 2014 | Argomenti: Storia | 0 Recensioni

Affascinante, perversa, letale. I suoi detrattori non hanno mai avuto dubbi. Corrotta, mondana, assidua frequentatrice di orge nei palazzi vaticani, instancabile avvelenatrice e quel che è peggio bellissima, una dote che raramente la Storia perdona alle donne.
Eppure il ritratto che esce dai documenti della corte estense conservati dal 1598 all’Archivio di Stato di Modena è di tutt’altro tenore. Lucrezia Borgia era ben più che la portatrice di quei valori di “beltà, virtù e fama onesta” cantati dall’Ariosto, era una donna colta e pratica, saggia amministratrice, bonificatrice di paludi e imprenditrice ante litteram. Comparto agroalimentare, settore caseario, per la precisione: nelle fertili campagne ferraresi allevava bufale e produceva mozzarelle.
La conferenza che l’Archivio di Stato di Modena organizza in occasione della Festa della Donna è un’opportunità straordinaria per accostarsi a un’attività ignota di questa duchessa dalla fama controversa e largamente basata su luoghi comuni. I fondi archivistici estensi di “Casa e Stato” e “Amministrazione dei Principi” conservano non solo i carteggi di Lucrezia, di estremo interesse per metterne a fuoco la personalità, ma anche numerosi libri contabili che ne registrano le attività e le spese. Lavorando con grande rigore su queste fonti archivistiche, Diane Yvonne Ghirardo, docente al Politecnico di Torino, riesce a far emergere lati nuovi e fortemente anticipatori di questa sovrana. Introdotta da Franco Cazzola, professore di Storia Economica all’Università di Bologna, la conferenza “Lucrezia Borgia fra Corte e imprenditorialità” sottrae finalmente la Duchessa di Ferrara alla sua fama luciferina, restituendole quel ruolo di donna autonoma e responsabile, amata e prudente governatrice, tutta votata al bene della famiglia e dello stato Estense, testimoniata dai documenti ufficiali.
L’esplorazione dei libri contabili della sua corte rivela una Lucrezia capitana d’impresa, bonificatrice di terre incolte e paludose, allevatrice di bestiame e accorta amministratrice di un notevolissimo patrimonio costituito da poderi produttivi (frumento e cereali), cavalli per trebbiatura da impiegare conto terzi, soccide di pecore e bestiame bovino (tra cui bufale), cascine per la produzione di latticini, affitto di prati e pascoli, redditi derivanti dall’affitto di imbarcazioni e diverse altre fonti di entrata. La gestione stessa di una numerosa corte di artigiani (tiraoro, gioiellieri, sarti e calzolai, oltre a musici, scalchi, guardarobieri e credenzieri) conferma le indiscusse capacità manageriali di questo discusso personaggio.
Tocca a Modena, città dove Lucrezia visse pochissimo, rendere giustizia a questa bella laziale che avrebbe festeggiato 530 anni il 18 aprile prossimo. L’archivio modenese conserva tutti i documenti relativi alla Corte estense, emigrati a Modena con il Duca Cesare quando fu costretto a lasciare Ferrara, passata al Papato in virtù della cosiddetta Convenzione Faentina. Morto senza eredi diretti l’ultimo duca "legittimo" Alfonso II, la città di Ferrara, d’investitura papale, non poteva né doveva passare a un estense collaterale. Per questo Cesare, ramo di Montecchio, inventò a Modena la nuova capitale di uno stato territorialmente ridotto e senza più sbocco al mare, portandosi dietro quell’autentico scrigno di memorie costituito dai documenti, registri, mappe ed epistolari della corte estense.
L’incontro dell’8 marzo inaugura il ciclo di conferenze “L’altra metà della storia estense” che farà luce su aspetti poco noti e conosciuti della storia estense, in particolare sulle figure femminili della casata e non solo quelle regnanti come Isabella o Beatrice d’Este. Anche nei prossimi anni, in occasione della Festa della Donna, l’Archivio di Stato di Modena dedicherà la giornata alla scoperta di un personaggio femminile, evocandone quei lati meno convenzionali o più eccentrici rispetto ai tanti luoghi comuni con cui sovente ne sono state liquidate le biografie.
 
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Pochi personaggi hanno perforato il tessuto della Storia come Lucrezia Borgia, per di più in un periodo come quello rinascimentale in cui intrighi, veleni, scandali e giustizie sommarie erano all’ordine del giorno. Chi era Lucrezia? Nata a Subiaco nel 1480, figlia di Rodrigo Borgia, salito al soglio di Pietro con il nome di Alessandro VI, tre mariti (di cui uno assassinato), molti amanti, otto figli, forse un nono illegittimo che la maldicenza accredita al padre o al fratello.
Amò riamata Pietro Bembo che la cantò negli “Asolani” e fu amica di Gian Giorgio Trissino e di Ludovico Ariosto che la immortalò nell’Orlando Furioso.
Donna colta e di vaste letture, di certo le mancò quella del “De Senectute”, essendo morta a Ferrara il 24 giugno 1519 a soli 39 anni, dopo aver trascorso gli ultimi anni comunicandosi ogni giorno e pregando per ore. “Se per un certo periodo era vissuta da peccatrice -ha scritto di lei Indro Montanelli- certamente morì da santa”.
Anche sintetizzando al minimo la sua biografia, si resta abbagliati da tanta abbondanza. Donna di rara e documentata bellezza, affascinante e astuta, si trovò spesso coinvolta negli intrighi delle corti italiane del suo tempo, legata alle fortune della sua potente famiglia. Ammirata e temuta allo stesso tempo, perfetta castellana rinascimentale, acquistò la fama di abile politica e accorta diplomatica. Forse Lucrezia fu solo una vittima della corruzione di certe corti rinascimentali e delle mire ambiziose dei suoi familiari, che la considerarono pura merce di scambio, strumento per ottenere potere e nuove ricchezze. Forse non seppe o non ebbe la possibilità o la forza di sottrarsi a tutto ciò.
L’immagine di femme fatale tramandata da libellisti e nemici dei Borgia non è mai stata seriamente documentata. Lo studio delle carte conservate all’Archivio di Stato di Modena potrebbe ora aprire nuovi spazi per un serio inquadramento di questo controverso personaggio.
 
 
Per informazioni: Archivio di Stato di Modena
Palazzo del Governo, Via Sgarzeria n. 6 – 41100 Modena
Tel: 059 230549 – Fax: 059 244240

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