Viaggiare con Spirito… evocazioni di Barga

A cura di Francesco Dal Pino
Scritto il 28 aprile 2014 | Argomenti: Cultura | 0 Recensioni

Spesso ci si sposta dalla residenza abituale per vacanza, intesa nel senso etimologico del termine, per essere assenti.
A volte però si viaggia per divenire più presenti a se stessi.
Si esplorano località conosciute o sconosciute per scoprire o ricordare, cioè riportare al cuore, qualcosa di sepolto nella parte più profonda della mente.
I luoghi dell’infanzia o della giovinezza, o posti mai visti, che per una precisa spinta dell’inconscio ci attraggono magneticamente.
In entrambi i casi, laggiù qualcosa ci aspetta da tempo.
Fuori dalle grandi rotte del turismo di massa, in cerca di quei luoghi radiosi, che Elemire Zolla dice spirano una brezza speciale, l’aura.
Emanano qualcosa di magico e fascinatore, quel sentimento intimo e struggente che obbliga il visitatore a tornare.
Perché fanno parte di lui, perché lui fa parte dei loro.
Si visitano più col cuore che con la mente, si guardano con quella che Castaneda chiama la “seconda attenzione” , sentendoli col corpo, fissando le immagini come fotografie nell’anima.
Nella società del consumo compulsivo, dell’ansia da prestazione, anche il viaggio, in origine rito di conoscenza,  da quello di Ulisse, fino al Grand Tour settecentesco, dei signori venuti dal Nord, è divenuto turismo, fruizione immediata, senza alcun riferimento superiore.
Grande abbuffata non solo di cibi, ma anche di località, appena sfiorate, senza nulla capire dell’essenza, del genius loci.
Non si visita più per conoscere e quindi conoscersi, ma per occupare il tempo libero, gran terrore dell’homo economicus. O peggio per raccontare dove si è stati.
E più lontano ed esotico meglio è.  Vi sono altri motivi per scorrere le contrade del mondo, altre modalità di osservazione, oltre lo sguardo di chi vede, senza guardare.
Anche nel tempo dell’eclissi del sacro, dove tutto è conosciuto e sfruttato, esistono zone geografiche, talvolta vicine fisicamente, che hanno un fascino misterioso,
Negli antichi borghi, nelle campagne abbandonate, sulle rive dei fiumi, dall’alto dei colli, una diversa geografia può essere scritta.
E’la geografia sacra, non quella dell’arte religiosa, ma della scoperta dei siti di potere, di emissione energetica, i cosiddetti “alti luoghi”.
Tutta la Terra è percorsa da linee energetiche, ma in certe zone l’energia radiante è più potente.
cavaliere particolare del Duomo di BargaLì gli antichi costruivano gli ipogei, i dolmen e i menhir, e su questi vennero edificate chiese e cattedrali.
Dove in profondità scorre l’acqua, il simbolo dell’inconscio e delle forze telluriche.  Vibrazione a volte benefica, altre assai pericolosa.
Noi saremo viaggiatori e non turisti, come coloro che entravano col viaggio, rito iniziatico, nell’età matura.
Conoscere fuori per capirsi dentro
Inizieremo la nostra esplorazione da una zona bellissima, molto amata dagli stranieri, sconosciuta alla massa degli italiani: la Garfagnana e la Media Valle del Serchio.  Una zona verdissima di dolci colline, torrenti impetuosi e borghi medioevali, che si adagia alle pendici degli aspri monti delle Apuane e degli Appennini.  Scendendo dal Passo dei Carpinelli, lasciata alle spalle la Lunigiana, si scende da Piazza al Serchio verso Castelnuovo di Garfagnana e di lì risaliamo a Barga.
Insediamento antico di cui si sono perse le origini, ma sicuramente già documentata come feudo longobardo dall’ottavo secolo, dovrebbe esser divenuta fortezza intorno al 1000, nll’epoca dell’incastellamento, dovuto allo sfaldamento dell’impero del Sacro Romano Impero.

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Domina la verde valle sottostante, dall’alto dei suoi 400 metri, permettendo il controllo del territorio. Cinta da mura possenti, la cui forza ancora si esprime dopo secoli,  presidiava la Valle del Serchio.
Passato il ponte che separa la parte moderna dal centro storico si sale lungo strette vie in forte pendenza. L’atmosfera, se si sceglie un giorno tranquillo, è quella immutata di una fortezza. I palazzi, i vicoli, persino certe botteghe ci riportano a tempi guerrieri. Per affinare i sensi ad un’osservazione “sottile” si può percepire quell’odore forte di umido di ciò che ci viene dall’antichità.  La vista è attratta dagli scorci di luce e di buio che ci si parano all’improvviso davanti, all’uscita dalle viette, all’inizio delle scalinate. I rumori si fanno lontani, le voci si stemperano nelle sensazioni evocate. L’aura del luogo e in questi particolari, nei chiaroscuri, nelle ombre, nei colori. Un’euforia impalpabile pervade l’esploratore.
Salendo dalla Porta Macchiaia verso il Duomo romanico, ci si sente fuori dal tempo. I palazzi coi loro stemmi gentilizi, gli scalini consumati dagli stivali dei cavalieri, le porte varcate dalle damigelle, l’eco della fatica degli abitanti del contado, riportano a visioni archetipali  vive nell’inconscio collettivo della stirpe.
L’ultima rampa di scale si apre sul Duomo, imponente ed austero, regno di pietra ed ombra, come vuole lo stile romanico, che rende inclini all’introspezione ed alla preghiera. Ma con elementi gotici, del regno del vetro e della luce, che parlano del rinnovamento della spiritualità.
Dalle monofore del 1100 e dalle finestre ogivali duecentesche filtra una  lieve luce aurea, che fissata apre alla dimensione della meditazione.
Il luogo di massima emissione energetica va cercato sul fondo del tempio, nei pressi del coro, tra le colonne del pulpito, vicino all’altare, quando il passaggio umano non abbia dissolto le vibrazioni.
Usciti dal Duomo, costeggiandolo a sinistra, si arriva al Palazzo Pretorio, sede del Podestà. Scendendo le scale verso il Museo Civico, ritroviamo le antiche prigioni, luoghi che possono restare pervasi dalle vibrazioni della sofferenza, anche dopo secoli. Tornati al grande prato esterno, il panorama riconcilia lo spirito. Scendendo dal Duomo verso la Porta Reale, si trovano piazzette nascoste e palazzi rinascimentali dove fermarsi a godere l’atmosfera fuori dal tempo.
Prima di uscire dalle mura, nel quattrocentesco Conservatorio di S. Elisabetta, antico convento delle Clarisse, si può cercare nel luminoso chiostro e presso il pozzo rettangolare altre fonti energetiche.
La visita a Barga merita altro tempo. Le opere d’arte, la gente, i piaceri del corpo della cucina garfagnina, non sono da meno di quelli dello spirito. Ma per questo ci sono le guide turistiche. A noi invece interessano i percorsi invisibili dell’Energia.

In collaborazione con Roberto Giacomelli
Psicanalista e insegnante, Ipnologo e terapeuta di training autogeno.
Docente di corsi di comunicazione.

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