Luni – Museo Archeologico Nazionale e area archeolgica

A cura di Amalia Vitiello
Scritto il 22 aprile 2014 | Argomenti: Musei, Storia | 0 Recensioni

Gli scaviAl centro della pianura alluvionale che da Sarzana si estende verso il mare troviamo i resti di un’antichissima città portuale di epoca romana: Luni.
Il “portus lunae” fu fondato nel 177 a.C. da duemila coloni romani durante le guerre che li videro affrontare i “ligures apuani”. Secondo lo storico Tito Livio probabilmente il centro abitato venne edificato proprio sui resti di un primordiale villaggio di questa popolazione autoctona.
La città ebbe per tutto il suo lungo decorso storico la duplice funzione di porto commerciale e di punto strategico-militare per il controllo e la sorveglianza delle coste liguri e toscane. La sua posizione geografica e il passaggio trasversale della Via Aurelia fecero diventare Luni uno dei porti più importanti per il trasporto del marmo bianco dalle Apuane verso Roma, il che condizionò sicuramente i fasti, ma anche la successiva decadenza del porto, avvenuta in seguito al disuso di questo elemento decorativo nel IV secolo d.C. ad opera dell’impero retto dai Flavii.
Una volta conclusa l’epoca romana si aprì quella bizantina della quale si ha ancora testimonianza nelle torri circolari e negli schemi ecclesiali biasbsidati.
In quest’epoca la città visse una vivida e prospera stagione grazie all’arrivo di monaci dalla Siria che portarono con loro il culto orientale.
Nel 643 d.C. il longobardo Rotari si impossessò della zona e Liutprando la annesse al ducato di Lucca.
Nel 773 d.C. Carlo Magno occupò tutto il territorio spezzino e fece di Luni il capoluogo del Comitato retto dalla figura del vescovo-conte.
Il Comitato di Luni divenne quindi una diocesi confinante con quella di Parma e di Lucca. Fu in seguito la malaria, l’arretramento delle acque, con il conseguente insabbiamento del porto, e lo spostamento della Via Aurelia, deviata nell’entroterra, a tagliare fuori definitivamente Luni da qualunque proficuo traffico commerciale. Come se non bastasse la città venne più volte depredata: si ricordano a tal proposito i saccheggi e le devastazioni del normanno Hastingo (860 d.C.) e del saraceno Mughaid scacciato dall’intervento delle truppe papali di Benedetto VII. Fu così che la popolazione si trasferì in buona parte al “castrum sarzanae”, del quale nel 963 d.C. prese possesso il vescovo di Luni per volere di Ottone I.    Top
ColonnaNel 1015 i resti dell’antica città romana furono distrutti dai saraceni, cacciati a loro volta l’anno seguente dalle flotte congiunte di Pisa e Genova.
Sarzana, meglio disposta sulle vie di comunicazione che ancora oggi l’attraversano, di gran lunga meglio difendibile e oramai sede episcopale grazie alla bolla di papa Innocenzo III (1204), sostituì definitivamente l’antica Luni.
Nonostante le innumerevoli spoliazioni susseguitisi fino al secolo scorso e la dispersione di materiale romano – di cui sia ha testimonianza nei musei nazionali di La Spezia, Firenze e Torino – i resti della città sono ancora oggi visibili. Nel perimetro delle mura sono visitabili una basilica paleo-cristina (S.Maria di Luni), il Capitolium, di cui restano larghi frammenti della decorazione architettonica fittile, e parte delle sculture frontali di fattura neoattica, e un teatro; al di fuori, invece, assieme ad alcuni sepolcri sorge un anfiteatro di grandi dimensioni risalente al I secolo d.c. capace di contenere all’epoca più di cinquemila persone. Del periodo medioevale sussistono la cripta, il campanile e la parte absidale della cattedrale di S. Marco, romanica.
Si consiglia inoltre una visita al museo archeologico contenente reperti venuti alla luce durante gli scavi. Di notevole interesse si segnalano i frammenti di alcune sculture in bronzo e in marmo, gli altari funebri, quelli votivi, i resti delle decorazioni ed vari oggetti in terracotta.
 

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